LA PANCHINA DELL'AMORE

Il mio apporto non è teorico e nemmeno scientifico, è il contributo di un architetto e soprattutto di una donna che non può rimanere indifferente davanti ad una causa così importante.

Onorata ed estremamente grata per essere stata coinvolta in un progetto così nobile, esprimo, anzitutto, soddisfazione per l’invito a disegnare una panchina simbolo dell’amore.

Nel corso degli ultimi anni molti Comuni hanno collocato una panchina rossa nelle loro piazze, nei parchi, nei viali.

Una panchina rossa, colore del sangue, come simbolo del posto occupato da una donna che non c’è più, portata via dalla violenza. Per non dimenticare mai tutte le donne uccise; un posto vuoto per segnare l’assenza di tutte loro.

Un simbolo visibile a tutti, un impegno costante per contrastare un fenomeno drammatico che ci deve fare indignare, che deve tenere alta la nostra attenzione, che deve impegnare la nostra comunità a prendere posizione.

La mia panchina rossa, invece, vuole essere un simbolo che celebra l’amore e il rispetto. Rossa non come il sangue, ma come il colore della vita, della passione, del cuore che batte…rossa come il fuoco che arde nei cuori di chi si ama. Una panchina che racconta l’amore come un incantesimo tra due cuori, che superano ogni prova e difficoltà con costanza, perseveranza e sostegno reciproco, fino a fondersi e diventare tutt’uno.

Perché mentre noi ci convinciamo di vivere in un paese stupendo, che offre mimose e cioccolatini alle proprie mogli e fidanzate per l’8 marzo, le statistiche ci ricordano che 1 donna ogni tre giorni viene uccisa nella sua stessa casa.

Una donna non dovrebbe mai difendersi da chi ama, perché la nostra società non potrà mai definirsi civile finché la violenza contro le donne non sarà stata eliminata del tutto.

Prendere una posizione è il primo indispensabile passo nella direzione di un cambiamento culturale profondo.

Io la mia posizione l’ho presa…